La moda prenda sul serio le donne curvy

Un’immagine del catalogo Fiorella Rubino AI 2013/14


Di recente ho letto un appassionato articolo di Michael Kaplan, CEO del sito Fashion To Figure, retailer online dedicato alle taglie plus-size.

L’articolo fa riferimento a come negli ultimi due anni la coscienza generale delle major della moda si sia risvegliata e il binomio bellezza/magrezza non sia più accettato come unico canone estetico.
Kaplan ragiona su un fenomeno sconcertante: negli Stati Uniti; il 60% delle donne porta una taglia superiore alla 48 eppure solo il 9% dell’industria fashion americana è orientata al mondo curvy. Quando nel 2003 è nato Fashion to Figure (vi invito a visitare il sito e fare anche qualche acquisto online, lo stile è giovane e fresco e i prezzi assolutamente competitivi) Kaplan si è stupito di non avere quasi nessun competitor in quel segmento di mercato. 
MIchael Kaplan, fondatore e CEO del sito di e-commerce Fashion to Figure
Questo mi ha dato da riflettere e a chiedermi perché il mondo della moda non si è mai curato fino in fondo di riuscire a creare abiti fashion per donne dalle curve abbondanti. Kaplan sostiene che una delle ragioni è l’errata visione che queste donne non amino mettere in mostra il proprio corpo e preferiscano, dunque, uno stile discreto o la tuta.
Non credo sia assolutamente vero! Peso più di 100 chili eppure la mia è una sfida continua per accettare il mio corpo e trovare abiti adatti a me. Credo che il problema risieda in un fattore culturale della società del XXI secolo che concepisce la sola visione estetica del ”magro è bello”.
È di non molto tempo fa la dichiarazione shock dell’amministratore delegato di Abercrombie&Fitch Mike Jeffries di voler vedere nei propri negozi solo clienti “magri e attraenti”. Ora non mi stupisce che nel 2013 le azioni del gruppo americano abbiano subito una caduta del 25% e che la posizione di Jeffries sia stata compromessa per volere degli stessi soci. L’azienda ha di recente mandato un comunicato spiegando l’intenzione di aprire sul proprio sito un’area dedicata a modelli sviluppati fino alla taglia 52. Attenzione ragazze! È una trappola! Perché solo sul sito e non in negozio? Certamente per non smentire le parole del famigerato Jeffries.

La campagna provocatoria “Attractive&Fat” promossa dalla blogger Jess (ritratta nella foto), The Militant Baker, per protestare contro le dichiarazioni anticurvy di Mike Jeffries, ceo di Abercrombie&Fitch
La modellistica plus-size richiede una conoscenza maggioresia da parte dei designer che dei produttori. Come afferma Allison Diboll, fondatrice del brand Gabriella Rossetti per taglie forti: “non è facile passare da una taglia 46 ad una taglia 50 con lo stesso modello, è necessario conoscere le tecniche giuste di sviluppo taglia”.
Per questo motivi alcuni siti illuminati come il retailer ModCloth, sempre negli Stati Uniti, hanno realizzato dei corsi aziendali per i propri designer per imparare lo sviluppo taglie over 48. Questo succede in America, una terra ricca di contraddizioni nella quale però impera la regola che tutti i consumatori vanno accontentati. La situazione in Italia com’è?
Ho 28 anni e sono curvy da quasi tutta la vita, se per curvy si intende avere una taglia sopra la 44, e devo dire che le offerte di moda abbondante, prima dell’avvento dell’e-commerce e della scelta di alcune aziende come H&M, OVS, ASOS di dedicare un’area specifica a noi, erano veramente deludenti e pensate per un pubblico con uno stile vecchio. Oggi la situazione è diversa e a mio parere alcuni marchi come Fiorella Rubino si sono evoluto e hanno creato delle collezioni interessanti.Tuttavia c’è ancora molto da fare.
Bisognerebbe stimolare i giovani creativi a realizzare abiti contemporanei per donne formose. Che hanno voglia di vestirsi alla moda tanto quanto tutte le altre.
 
Elena Marradi

Un modello per le feste tratto dalla homepage del sito e-commerce Fshion to Figure

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