La pratica del digiuno dopo le feste

 

Dopo una lunga pausa per motivi familiari, riprendiamo i nostri post per tenervi aggiornati su quello che riteniamo interessante. Oggi si parla di digiuno, non per dimagrire, ma come forma di disintossicazione dopo le feste natalizie dove ognuno ha senz’altro esagerato con il cibo e gli alcolici.

Ho deciso di scrivere questo piccolo articolo dopo aver letto il libro del medico  Massimo Melelli Roia: “ Il digiuno come cura e prevenzione”, che in maniera chiara e dettagliata spiega i notevoli  vantaggi che si riscontrano dopo aver fatto la scelta di sperimentare la pratica del digiuno. Essa è conosciuta sin dai popoli primitivi come pratica di guarigione a livello fisiologico ma anche come pratica religiosa per entrare in contatto con la divinità. Oggigiorno è  poco praticata a causa della quantità impressionante di farmaci a nostra disposizione che sembrano essere l’unica alternativa possibile per cercare di ottenere uno stato di salute ottimale. Il digiuno è  una scelta importante per riprenderci in mano la nostra salute in quanto, al giorno d’oggi, è proprio il modo in cui mangiamo ad essere la causa di malattie importanti, oltre ai fattori che causano stress e  naturalmente, l’inquinamento. Il digiuno è un riposo fisiologico del corpo attraverso cui si attivano meccanismi di espulsione delle tossine. Non solo: il corpo, in assenza di cibo, si rivolge alle nostre “riserve”, quindi utilizza proteine, grassi, vitamine che noi già abbiamo, li ricicla e poi elimina ciò che è nocivo. Il dottor Melelli Roia nel suo libro scrive che per ottenere risultati soddisfacenti, il tempo del digiuno, che prevede solo acqua e qualche tisana, è di due settimane. Nei primi giorni si verificano malesseri e disagi come mal di testa, nausea, ed eruzioni cutanee, segno di una depurazione dalle tossine in atto. Col passare della prima settimana questi sintomi cominciano ad attenuarsi. L’apparato digerente è a riposo ed il sistema immunitario si rinforza. Il digiuno per lunghi periodi va fatto sotto il controllo medico, perché è necessario osservare con cura tutte le fasi del processo con l’ausilio di un occhio esperto e competente che sostenga il paziente, anche a livello psicologico e lo renda partecipe del suo stato di salute. Il digiuno per essere considerato terapeutico deve avere una certa durata; ci sono stati pazienti che hanno sperimentato 42 giorni di digiuno; invece i digiuni di un giorno pur non essendo terapeutici sono comunque considerati pratiche di igiene per il corpo. Non si tratta di una pratica così strana, se pensiamo che la popolazione Hunza, che vive sull’Himalaya e digiuna nel periodo invernale dai 10 ai 30 giorni a causa della difficoltà a procurarsi del cibo, è la popolazione più longeva al mondo: arriva tranquillamente a superare i 120 anni di vita, mangiando albicocche, pane integrale e semi. Gli Hunza sono poveri, socievoli e molto felici.

Chiara Bitella

 

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