Erté, il poeta dell’eleganza che invento il sogno Art Dèco
Erté, il poeta dell’eleganza che inventò il sogno Art Déco
C’è un mondo fatto di piume, sete, geometrie perfette e femminilità sofisticata che continua ancora oggi a esercitare un fascino irresistibile. È il mondo di Erté, artista visionario e protagonista assoluto dell’Art Déco internazionale, cui il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci a Fontanellato in provincia di Parma, dedica la grande mostra Erté. Lo stile è tutto, prorogata fino al 13 settembre 2026.
Visitare questa esposizione significa immergersi in un universo estetico che ha contribuito a definire l’immaginario della modernità tra le due guerre mondiali. Un viaggio attraverso oltre centocinquanta opere che raccontano la straordinaria vicenda creativa di Roman Petrovič Tyrtov, nato a San Pietroburgo nel 1892 e destinato a diventare una delle firme più riconoscibili dell’arte e della moda del Novecento.
Giunto a Parigi appena ventenne, il giovane artista sceglie di reinventarsi persino nel nome. Dalle iniziali di Romain de Tirtoff nasce infatti “Erté”, pseudonimo destinato a diventare sinonimo di eleganza, raffinatezza e modernità. La capitale francese dei primi del Novecento rappresenta il terreno ideale per la sua ascesa: qui lavora per il celebre couturier Paul Poiret e inizia a sviluppare quel linguaggio visivo inconfondibile che lo renderà celebre in tutto il mondo.
La consacrazione arriva nel 1915 con l’inizio della collaborazione con Harper’s Bazaar. Per oltre vent’anni Erté realizza circa duecento copertine per la rivista, contribuendo a trasformare l’illustrazione di moda in una forma d’arte autonoma. Le sue figure femminili slanciate, misteriose e teatrali diventano l’emblema di un’epoca che sogna lusso, libertà e modernità. Non sono semplici immagini di moda, ma autentiche icone culturali capaci di incarnare lo spirito del loro tempo.
La mostra del Labirinto della Masone restituisce tutta la complessità di un artista impossibile da rinchiudere in una sola definizione. Illustratore, stilista, scenografo, costumista, creatore di gioielli e raffinato interprete della cultura visiva del Novecento, Erté attraversa con naturalezza mondi diversi, dal teatro al cinema, dall’editoria alla haute couture. Le sue creazioni conquistano le Folies Bergère di Parigi, Broadway e Hollywood, accompagnando il pubblico in una dimensione sospesa tra realtà e fantasia.
Ciò che colpisce ancora oggi è la straordinaria attualità del suo linguaggio. Le sue composizioni, costruite attraverso linee eleganti e decorazioni sofisticate, anticipano molte delle tendenze visive contemporanee. La moda, il design, la fotografia e persino la grafica pubblicitaria continuano a dialogare con l’eredità di Erté, dimostrando come il suo stile abbia superato i confini del proprio tempo.
Non è un caso che la mostra trovi casa proprio al Labirinto della Masone, luogo profondamente legato alla figura di Franco Maria Ricci. Fu infatti l’editore parmense a pubblicare nel 1970 una delle prime e più importanti monografie italiane dedicate all’artista, arricchita da un testo di Roland Barthes. Un incontro culturale che oggi rivive attraverso l’esposizione, valorizzando anche le opere appartenenti alla collezione Ricci e custodite all’interno del complesso museale.
Il percorso espositivo alterna disegni, pochoir, litografie, fotografie d’epoca e documenti che permettono di comprendere la vastità della produzione ertéiana. Tra le opere più celebri trovano spazio anche le raffinatissime serie dell’Alfabeto e dei Numeri, esempi perfetti della capacità dell’artista di trasformare ogni elemento grafico in un esercizio di stile.
Particolarmente interessante è il dialogo con il presente introdotto dalle creazioni di Caterina Crepax. I suoi abiti-scultura in carta, realizzati appositamente per la mostra e ispirati ad alcuni bozzetti di Erté, testimoniano come l’eredità dell’artista continui ancora oggi a generare nuove interpretazioni e nuove forme espressive.
A cent’anni dalla celebre Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Parigi del 1925, che consacrò l’Art Déco sulla scena mondiale, la figura di Erté emerge con rinnovata forza. Le sue opere raccontano un’epoca di straordinaria creatività, ma parlano anche al presente, ricordandoci come la ricerca della bellezza possa diventare uno strumento per immaginare mondi nuovi.
Perché, come suggerisce il titolo della mostra, per Erté lo stile non era semplicemente una questione estetica, ma una visione del mondo.





