Il Corpo della Città : Moda e Arti tra Liberty e modernità 1884 -1961
IL CORPO DELLA CITTÀ: Moda e arti tra Liberty e modernità dal 1884–1961
Dal 15 ottobre 2026 al 22 febbraio 2027, Palazzo Madama a Torino racconta quasi un secolo di trasformazioni attraverso il corpo, la moda e l’arte.
Che cosa può raccontare un abito della storia di una città? Molto più di quanto si possa immaginare. Un abito parla di epoche, di cambiamenti sociali, di nuove libertà, di lavoro e persino del modo in cui le persone vivono il proprio corpo.
È questa l’idea alla base di “Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884–1961” la nuova mostra ospitata nella Sala Feste di Palazzo Madama, a Torino. Curata da Giovanni Carlo Federico Villa, Maria Paola Ruffino e Gregorio Thaon di Revel Mazzonis, con il coordinamento scientifico di Clelia Arnaldi di Balme, l’esposizione attraversa quasi ottant’anni di storia torinese, seguendo l’evoluzione della città attraverso dipinti, sculture, fotografie, manifesti, documenti e soprattutto abiti.
Il punto di vista è originale: la città viene osservata attraverso il corpo dei suoi abitanti, attraverso ciò che indossano, i loro gesti, il modo in cui cambiano silhouette e abitudini. La moda diventa così un vero linguaggio capace di raccontare la modernità.
Dalla città borghese alla capitale industriale
Il percorso parte dal 1884, anno dell’Esposizione Generale Italiana, quando Torino, dopo aver perso il ruolo di capitale del Regno, cerca una nuova identità. La trova nell’industria, nella manifattura, nella cultura e nella capacità di guardare al futuro.
Le grandi Esposizioni diventano infatti il palcoscenico della trasformazione cittadina. Nel 1902 arrivano le suggestioni dell’Art Nouveau e della Secessione viennese, mentre nel 1911 l’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro dedica uno spazio autonomo alla moda, ormai riconosciuta come un settore importante dell’economia.
Ed è proprio qui che gli abiti assumono un ruolo da protagonisti. Oltre quaranta vestiti realizzati da sartorie torinesi raccontano l’eccellenza di un settore prevalentemente femminile, che all’inizio del Novecento arrivava a occupare circa un quinto della forza lavoro cittadina.
Quando il corpo conquista la libertà
Il secondo capitolo ci porta negli anni Venti e Trenta. Dopo la Prima guerra mondiale tutto cambia: la società accelera, la donna conquista nuovi spazi e anche la moda si libera progressivamente delle strutture che avevano ingabbiato il corpo. Le silhouette diventano più semplici, gli abiti seguono il movimento e la moda dialoga con sport, vita all’aria aperta ed emancipazione femminile.
È una Torino vivace, attraversata dalle ricerche artistiche di Felice Casorati e dei Sei di Torino, ma anche dalle nuove immagini della città e del corpo prodotte dalla fotografia futurista.
Negli anni Trenta Torino raggiunge inoltre una posizione centrale nel panorama della moda italiana. Via Roma diventa il cuore elegante della città e l’Ente Nazionale Moda lavora alla costruzione di una moda nazionale capace di affrancarsi dal predominio della couture parigina.
Poi arriva la guerra. La fantasia lascia spazio alla necessità, i materiali diventano preziosi e il modo di vestire deve adattarsi alla scarsità. Anche l’abito diventa una forma di resilienza, testimonianza della capacità di reinventarsi in un periodo difficile.
Torino guarda al futuro
L’ultima parte della mostra conduce nel secondo dopoguerra, quando la città torna a correre. È la Torino dell’industria, della nascente società dei consumi, dell’arte internazionale e di una nuova idea di modernità.
Mentre il motore della moda italiana si sposta progressivamente verso Firenze, Roma e Milano, le sartorie torinesi continuano a vestire l’élite cittadina. Contemporaneamente nasce una nuova idea di moda accessibile a un pubblico più ampio: nel 1955 viene inaugurato il SAMIA, Salone Mercato Internazionale dell’Abbigliamento, destinato a diventare un appuntamento importante per il settore.
Arte e moda continuano intanto a dialogare con una città sempre più internazionale. E nel 1961 Italia 61, con quasi cinque milioni di visitatori, celebra il centenario dell’Unità d’Italia trasformando Torino in una vera vetrina della modernità.
Il corpo della città racconta dunque una storia che va ben oltre la moda. Racconta come cambiano le persone quando cambia la società, come gli abiti seguono — e talvolta anticipano — nuove libertà e nuovi modi di vivere e come il corpo diventi lo specchio più immediato della modernità.
Una mostra particolarmente interessante per chi ama moda, costume, arte e storia, ma anche per chi vuole scoprire una Torino diversa, osservandola non soltanto attraverso i suoi palazzi e le sue architetture, ma attraverso le persone che l’hanno abitata e trasformata.
Ad accompagnare l’esposizione sarà inoltre pubblicato un volume con saggi e approfondimenti dedicati al rapporto tra moda, arte e trasformazioni urbane nella Torino moderna.
IL CORPO DELLA CITTÀ. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884–1961
15 ottobre 2026 – 22 febbraio 2027
Palazzo Madama – Sala Feste, Piazza Castello, Torino
Orari: lunedì e da mercoledì a domenica, 10–18. Martedì chiuso. La biglietteria termina un’ora prima della chiusura. Informazioni: [email protected] – tel. 011 4433501







