Arriva finalmente il Diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2 è finalmente uscito oggi dopo una lunga attesa sui canali social. Più che inseguire la nostalgia del primo capitolo, prova a raccontare con lucidità il cambiamento profondo del sistema moda e del giornalismo che lo circonda. Il cuore del film è proprio questo: la transizione da un mondo editoriale verticale, autorevole e quasi intoccabile a un ecosistema frammentato, digitale e in continua ridefinizione. Ed è qui che il film riesce davvero bene, perché pur con qualche semplificazione intercetta una trasformazione, che chi lavora nel settore vive ogni giorno.
La narrazione si regge sulle quattro figure chiave che conosciamo dal primo film
Miranda Priestly rappresenta il potere editoriale tradizionale. È ancora magnetica, ancora temuta, ma per la prima volta si muove in un contesto che non controlla più completamente. La sua battaglia non è solo professionale, ma culturale: difendere un’idea di moda come sistema gerarchico e autorevole.
Accanto a lei, Andrea Sachs incarna il presente. È cresciuta ed è consapevole, ma soprattutto conosce le nuove regole del gioco: audience, contenuti, velocità. Il suo ruolo è quello di ponte tra due mondi, e il suo confronto con Miranda diventa il vero asse narrativo del film.
Nigel Kipling è forse il personaggio più equilibrato: creativo, colto, capace di muoversi tra editoria e brand. Rappresenta quella figura professionale che oggi più di tutte riesce a sopravvivere al cambiamento, adattandosi sempre alla situazione, ma senza perdere la sua identità.
Infine, Emily Charlton è la perfetta espressione del sistema contemporaneo: veloce, strategica, immersa in un mondo dove moda, comunicazione e business sono ormai inseparabili. La sua evoluzione racconta meglio di qualsiasi teoria cosa sia diventato oggi il settore.
All’interno di questa dinamica, Milano gioca un ruolo centrale. Le scene girate durante la Settimana della Moda di Milano non sono solo uno sfondo, ma un vero dispositivo narrativo. La città viene raccontata per ciò che è diventata: un hub concreto, strategico, forse meno spettacolare di altri, ma profondamente influente. Dalla monumentalità di Piazza del Duomo e Galleria Vittorio Emanuele, agli spazi più raccolti e creativi di Brera, Santa Maria delle Grazie e fino alle location delle sfilate, Milano restituisce un’idea di moda fatta di lavoro, relazioni e visione di storia e cultura.
In questo contesto si inseriscono anche presenze emblematiche del sistema italiano come : Donatella Versace, Dolce & Gabbana e Brunello Cucinelli. Non sono semplici comparse, ma simboli di tre modi diversi di intendere il lusso: iconico, spettacolare e culturale. Non poteva mancare Lady Gaga che si esibisce durante la sfilata di Runway.
Nel complesso, il film è costruito bene con intelligenza e attenzione ai dettagli. Sono due ore di narrazione che passano velocemente. Il film riesce comunque a restituire un’immagine credibile e attuale del settore. Più che un racconto nostalgico, è uno sguardo su un mondo che sta cambiando — e che, proprio per questo, continua a essere così interessante da osservare. A me è piaciuto molto. Gli attori sono molto bravi nei loro ruoli.








