Arriva Robert Mapplethorpe con Le forme del desiderio a Palazzo Reale
Arriva Robert Mapplethorpe con Le forme del desiderio a Palazzo Reale
Apre a Palazzo Reale la mostra retrospettiva di Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, un’ampia selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, arricchita da una raccolta di scatti inediti. Un progetto espositivo che offre al pubblico di Milano – anche durante il periodo olimpico e paralimpico – la straordinaria opportunità di incontrare l’opera di uno degli artisti più originali, raffinati e controversi del XX secolo.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York, la mostra è inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il palinsesto multidisciplinare che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali (6–22 febbraio e 6–15 marzo 2026), promuovendo i valori dello sport attraverso cultura e patrimonio.
Curata da Denis Curti, l’esposizione è allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026.
Per Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano:
«Con Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, Milano rende omaggio a un maestro capace di unire la disciplina della composizione classica alla libertà dell’espressione contemporanea. Nelle sue immagini il corpo umano diventa architettura, cultura e misura ideale. In dialogo costante con la scultura e la tradizione classica, le fotografie di Mapplethorpe rivelano un’aspirazione a una bellezza assoluta, rigorosa e insieme sensuale. Ospitare questa mostra a Palazzo Reale significa riaffermare Milano come capitale dell’immagine contemporanea e come città aperta ai linguaggi più complessi della modernità».
Nato a New York nel 1946 e scomparso prematuramente a 42 anni, Mapplethorpe è uno dei principali interpreti della controcultura tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando la creatività diventa gesto politico e le arti si fondono in nuovi linguaggi di libertà e identità.
«Tutto cambia – racconta Denis Curti – quando l’amica regista Sandy Daley regala a Mapplethorpe una Polaroid. Tra il 1970 e il 1971 l’artista avvia una ricerca centrata sull’autoritratto e sul desiderio omoerotico, partendo da se stesso. L’incontro con Tom of Finland segna un passaggio decisivo: entrambi esplorano il feticismo, la pelle, la bellezza classica applicata al corpo maschile. Se Tom lo fa con l’esagerazione del disegno, Mapplethorpe sceglie la precisione marmorea della fotografia».
A Milano è protagonista la sua ricerca estetica: nudi sensuali di perfezione formale, attraversati da una mimesi olimpica di ascendenza greca, in cui muscolatura e tensione fisica diventano veicolo di sublimazione artistica.
Autodidatta, Mapplethorpe riceve nel 1975 da Sam Wagstaff, suo mentore e compagno, la prima Hasselblad a medio formato, strumento fondamentale per raggiungere quella precisione scultorea e quel bianco e nero assoluto che lo rendono universalmente riconoscibile.
«Questa mostra – continua Curti – intende ricollocare Mapplethorpe nel pantheon della grande fotografia del Novecento, oltre la provocazione e oltre la censura».
La collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York, istituita dall’artista nel 1988, ha reso possibile la costruzione di un percorso espositivo di eccezionale completezza. La Fondazione opera non solo per la tutela dell’opera dell’artista, ma anche per il sostegno alla ricerca medica e ai progetti legati alla lotta all’HIV.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La mostra si articola in diverse sezioni tematiche, con oltre 200 opere che ripercorrono l’intera evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe.
I primi collage
Assemblaggi di fine anni Sessanta, raramente esposti, in cui convivono ritagli di riviste, disegni, feticci religiosi e oggetti quotidiani: una riflessione sull’identità, sull’artificio e sulla relazione con l’altro.
Patti Smith e Lisa Lyon
Due sezioni dedicate alle muse fondamentali dell’artista. Patti Smith incarna un legame simbiotico e vulnerabile, fissato in ritratti divenuti iconici; Lisa Lyon, campionessa di bodybuilding, rappresenta una bellezza androgina che trascende i generi, riletta attraverso canoni neoclassici.
Autoritratti e identità
Un’indagine intensa e dolorosa sul sé, dalle pose dandy degli anni Settanta alle immagini finali segnate dalla malattia.
Il ritratto
Volti celebri – tra cui Andy Warhol, Yoko Ono, Peter Gabriel, Isabella Rossellini – trasformati in “altari visivi”, dove la luce e l’equilibrio compositivo elevano la corporeità a leggenda.
Nudi e fiori
Corpi maschili e femminili celebrati nella loro perfezione classica e una straordinaria serie di fiori – calle, orchidee, tulipani – ritratti come presenze carnali e pulsanti, sospese tra sacralità ed erotismo.
In dialogo con l’Antico
La mostra si chiude con un confronto diretto con la statuaria classica: la fotografia contemporanea si fa strumento per “sciogliere” il marmo e restituirgli una vibrante vitalità.
Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio è il secondo capitolo di una trilogia iniziata a Venezia, alle Stanze della Fotografia, e destinata a proseguire a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, dal 29 maggio al 4 ottobre 2026.
Accompagnano la mostra il podcast Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario, e un catalogo edito da Marsilio Arte, che raccoglie 257 opere.
La mostra è realizzata con il supporto di Radio Capital (radio ufficiale), InViaggio con Corriere della Sera (media partner), e con il sostegno di Coop Lombardia e La Viarte.







