Com’è vivere Sanremo durante la settimana del Festival ?
Vivere e respirare Sanremo durante la settimana del Festival di Sanremo è un’esperienza totalmente diversa rispetto a ciò che possiamo intuire da casa nelle ore di diretta dal Teatro Ariston. E ve lo dice una che, fino a cinque o sei anni fa, del Festival seguiva — quando andava bene — solo la serata finale, ebbene si.
Poi, grazie a Radio Station One, con cui collaboro, mi sono ritrovata completamente immersa in questa kermesse musicale, respirando un’aria magica che si può comprendere solo passeggiando tra le strade e i vicoli della città. Perché Sanremo, la “città dei fiori”, in quella settimana cambia totalmente volto: il Festival, quello vero, si vive fuori, tra la gente, dalla mattina alla sera.
Strade affollate di fan entusiasti e curiosi, piazze animate da musicisti di strada, stand di aziende che distribuiscono gadget, e Corso Imperatrice che si trasforma in un vero e proprio Radio Village, dove i network trasmettono in diretta dai loro truck, intervistando gli artisti in gara. E così può capitare di trovarsi faccia a faccia con un cantante, all’improvviso, semplicemente girando l’angolo di una viuzza.
In un’atmosfera sospesa tra realtà e spettacolo, arriva poi l’emozione pura: quella che nasce quando una canzone riesce a raccontarti, quando una voce ti attraversa e ti lascia senza parole.
Sanremo è anche condivisione. È guardarlo in famiglia, commentare ogni esibizione, discutere di look, classifiche e preferiti. È ridere per un imprevisto e, subito dopo, emozionarsi per una performance intensa. È sentirsi parte di qualcosa di collettivo, dove milioni di persone vivono le stesse sensazioni nello stesso istante. E quando sei lì, con il team della tua radio, Sanremo diventa anche racconto: quello che vivi, lo condividi con gli ascoltatori e con gli amici che ti scrivono per chiederti: “Ma tu che ne pensi di quella canzone? Sei riuscita a incontrarlo/a?”.
C’è anche la nostalgia, perché la fine di ogni edizione porta con sé ricordi: una canzone legata a un momento della tua vita, un artista che segna un’epoca, una melodia che continuerai a canticchiare per mesi. E poi c’è la sorpresa, perché Sanremo riesce sempre a stupire: con una voce nuova, un duetto inaspettato, un’esibizione fuori dagli schemi.
E quando vivi tutto questo da “addetta ai lavori”, nonostante gli impegni e le pochissime ore di sonno, quando l’ultima serata si conclude e le luci si spengono, resta una sensazione difficile da definire: un misto di malinconia e gratitudine. Perché Sanremo non è solo un festival, è un viaggio emotivo che ogni anno riesce a farci sentire un po’ più vivi.
In questo articolo cercherò di raccontarvi i momenti più indimenticabili vissuti a Sanremo, tra emozioni, incontri speciali e attimi che porterò con me per sempre.
Trasmettere ogni mattina dal truck di Radio Station One, in coppia con un nuovo collega e con un inviato speciale “on the road”. Perché quando la squadra è fatta di persone autentiche, tutto diventa più intenso, più vero, semplicemente indimenticabile.
Incontrare colleghi di altre radio che vivono le tue stesse emozioni e professionisti che di Sanremo ne hanno vissuti mille, pronti a regalarti il consiglio giusto al momento giusto (un ringraziamento speciale all’amico Federico Galli, creatore del blog Frequenza Italiana e grande conoscitore del Festival).
Avere l’opportunità di intervistare un grande direttore d’orchestra come Enzo Campagnoli e poter pronunciare davanti a lui la frase: “Dirige l’orchestra, il maestro Enzo Campagnoli”.
Girare mezza Sanremo alla ricerca di Max Pezzali per consegnargli un quadro realizzato da un fan… e ritrovarsi faccia a faccia con Mauro Repetto, che sale con naturalezza sul truck della tua radio per un’intervista. E in quel momento rivedi la tua adolescenza scorrerti accanto, con quella voglia irresistibile di cantargli “Sei un mito”.
Entrare a Casa Vessicchio, una struttura sul mare tanto semplice quanto autentica, e in quell’atmosfera intima ascoltare Marco Masini in una performance piano e voce a pochi passi da te. E ritrovarti a emozionarti come una bambina.
Varcare le porte dell’Ariston e assistere alle prove generali della serata duetti: dal vivo ogni nota arriva dritta, senza distanza, trasformando un momento qualunque in qualcosa di unico e irripetibile. È lì che la musica smette di essere solo ascoltata e inizia davvero a essere vissuta.
Partecipare, quasi senza accorgertene, al flash mob di Sal Da Vinci e ricevere cinque rose bianche direttamente da lui. E poi scherzare sul fatto di avergli portato fortuna… perché, in fondo, l’importante è crederci. E lui non ha mai smesso di farlo.
E allora, caro Festival, ci si rivede il prossimo anno. Con un grande auspicio: che possa essere un Festival davvero più inclusivo, non solo a parole ma nei fatti. Dove la diversità sia parte della normalità, dove artisti, conduttori e ospiti — con e senza disabilità — condividano lo stesso spazio senza che questo diventi qualcosa da sottolineare. Dove presenze come quella di BigMama non siano più considerate straordinarie, ma semplicemente naturali. Perché la vera inclusione è questa: non raccontarla, ma viverla.
Claudia De Martino










