Giovanni Gastel. Rewind
Giovanni Gastel. Rewind
Il fotografo che ha trasformato la memoria in immagine
Cinque anni dopo la sua scomparsa, Milano rende omaggio a Giovanni Gastel con una grande mostra antologica che non è soltanto una celebrazione, ma un vero e proprio ritorno dentro il suo universo. Giovanni Gastel. Rewind, in programma dal 30 gennaio al 26 luglio 2026 a Palazzo Citterio, ripercorre oltre quarant’anni di carriera attraverso più di 250 immagini e materiali inediti, restituendo al pubblico la visione di un artista che ha saputo coniugare rigore formale, profondità poetica e straordinaria eleganza.
Curata da Uberto Frigerio e realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Giovanni Gastel, in collaborazione con l’Agenzia Guardans-Cambó, la mostra sceglie di allontanarsi da una lettura cronologica per seguire una traiettoria più intima e tematica, costruita come un viaggio emotivo. È Giovanni stesso, attraverso le sue fotografie, i suoi testi, le sue poesie, a guidare il visitatore in un racconto che intreccia vita e lavoro, pensiero e immagine, memoria e visione.
“Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un incontro tra due anime mi incanta”, scriveva Gastel. Una dichiarazione che sintetizza con precisione il senso profondo della sua ricerca: la fotografia come atto umano prima ancora che professionale, come spazio di relazione, ascolto e trasformazione.
Nato a Milano nel 1955, Giovanni Gastel cresce in un ambiente culturalmente privilegiato. La madre, Ida Pace Visconti di Modrone, lo lega a una delle famiglie più emblematiche della storia italiana, mentre la figura dello zio Luchino Visconti incide profondamente sulla sua formazione estetica. Prima ancora di impugnare una macchina fotografica, Gastel si avvicina al teatro, recita in una compagnia sperimentale, scrive poesie e pubblica il suo primo libro, Kasbah, a soli sedici anni. È da questa precoce sensibilità letteraria e scenica che nasce il suo sguardo: colto, strutturato, profondamente narrativo.
Quando inizia a fotografare, nei primi anni Settanta, Gastel porta con sé questo patrimonio di riferimenti, che confluirà in uno stile inconfondibile. Dalle prime collaborazioni con Christie’s per la realizzazione di still life fino alle copertine di moda, dai ritratti alle grandi campagne pubblicitarie, la sua fotografia si distingue subito per una cifra elegante, misurata, intellettuale, ma mai fredda. Ogni immagine è pensata come una composizione autonoma, un piccolo teatro dell’anima.
Nel corso della sua carriera, Gastel collabora con oltre cinquanta testate italiane e internazionali, firma circa 170 copertine e realizza più di 500 campagne e cataloghi per le più importanti maison di moda e per grandi marchi del design, della gioielleria e del beauty. Il suo lavoro attraversa decenni cruciali della fotografia contemporanea, accompagnando l’evoluzione del linguaggio visivo senza mai perdere coerenza. Tra i pochissimi fotografi italiani a sperimentare la post-produzione digitale già negli anni Novanta, Gastel riesce a far dialogare analogico e digitale, artigianalità e innovazione, banco ottico e nuove tecnologie, mantenendo intatta la forza poetica delle sue immagini.
Il percorso espositivo di Palazzo Citterio, allestito da Gianni Fiore, restituisce questa complessità attraverso una ricca selezione che va dalle prime copertine del 1977 agli still life più audaci, dalle Polaroid 20×25 ai celebri Fondi oro, fino ai ritratti di figure iconiche del nostro tempo. Accanto alle fotografie, trovano spazio oggetti personali e strumenti di lavoro, ma soprattutto — per la prima volta in una mostra — una selezione dei suoi scritti e delle sue poesie, che emergono come parte integrante del suo immaginario visivo.
Come racconta il curatore Uberto Frigerio, la mostra nasce da un lungo lavoro di ricerca tra appunti e testi privati, con l’intento di lasciare che fossero le parole di Gastel stesso a scandire il percorso: “Ogni sezione nasce dal suo pensiero, dalla sua voce interiore. È un percorso in cui il visitatore non osserva soltanto: ascolta”. Ne risulta una narrazione profondamente personale, in cui l’immagine diventa racconto e la memoria si trasforma in visione.
Giovanni Gastel. Rewind è anche l’occasione per riaffermare il legame indissolubile tra l’artista e la sua città. Milano non è stata per Gastel solo lo sfondo della sua carriera, ma una vera e propria matrice culturale. Cresciuto in bilico tra aristocrazia e borghesia, poesia e industria, cultura e pragmatismo, Gastel ha incarnato una milanesità raffinata e cosmopolita, capace di coniugare rigore e audacia. Non a caso Harper’s Bazaar USA lo ha definito “l’ambasciatore di Milano per eccellenza, il più internazionale e il più elegante”.
Il suo rapporto con la città è stato anche profondamente etico e umano. Gastel ha sostenuto iniziative sociali e campagne di sensibilizzazione, come il Progetto Itaca Milano e il lavoro a favore dello IEO di Umberto Veronesi, dimostrando come la fotografia potesse essere uno strumento di responsabilità civile oltre che di bellezza.
A completare la mostra, un importante catalogo edito da Allemandi, sostenuto da Intesa Sanpaolo, che raccoglie oltre 300 pagine e più di 200 immagini, con contributi di amici, storici dell’arte e curatori. Un volume che restituisce la complessità di un artista che ha saputo attraversare il tempo senza farsi definire da una sola etichetta.
Giovanni Gastel. Rewind non è soltanto una retrospettiva, ma un atto di ascolto e di restituzione. Un invito a rivedere — e a risentire — la voce di un autore che ha fatto della fotografia un luogo di incontro tra due anime, capace ancora oggi di parlare con straordinaria lucidità al nostro presente.












