Jack Vettriano, una retrospettiva del pittore romantico delle scene dei film
Ci sono artisti che dipingono immagini altri che dipingono storie. Jack Vettriano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ogni sua tela sembra un fotogramma strappato a un film mai girato, una scena sospesa tra ciò che è appena accaduto e ciò che sta per accadere, carica di desiderio, mistero e un filo di malinconia.
Il cinema è stato uno dei grandi serbatoi immaginativi della pittura di Vettriano. Le sue composizioni ricordano i film noir degli anni Quaranta e Cinquanta, l’eleganza inquieta di Hitchcock, la solitudine elegante dei personaggi di Billy Wilder. Uomini in abiti sartoriali e donne dal fascino enigmatico si muovono in spazi chiusi o in paesaggi costieri battuti dal vento, come attori consapevoli di essere osservati, prigionieri di una trama emotiva che non concede vie di fuga. La luce quasi sempre teatrale, costruisce l’atmosfera più della narrazione: non racconta, ma suggerisce.
Accanto al cinema, la musica attraversa in modo silenzioso, ma decisivo l’opera dell’artista scozzese. Vettriano ha spesso dichiarato di dipingere ascoltando jazz e grandi voci americane, e questo ritmo interno si avverte nella postura dei corpi, nel modo in cui i personaggi si avvicinano o si sfiorano senza mai toccarsi davvero. The Singing Butler, il suo dipinto più celebre, nasce proprio da un’immagine musicale: una danza immaginata sulle note di Fly Me to the Moon di Frank Sinatra. Non è solo una citazione, ma una vera e propria colonna sonora pittorica, capace di trasformare la scena in una coreografia malinconica ed ironica allo stesso tempo.
Il legame con la fotografia è altrettanto importante. Vettriano costruisce le sue immagini come un regista che prepara uno scena: pose studiate, inquadrature precise, tagli compositivi che ricordano le fotografie di moda e i ritratti editoriali del Novecento. Non a caso, le sue opere dialogano perfettamente con il lavoro dei fotografi che lo hanno immortalato nel suo studio, come Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del Sunday Times. La pittura diventa così uno spazio di contaminazione, dove l’immagine dipinta conserva la nitidezza dello scatto fotografico ma ne supera i limiti, entrando nel territorio dell’immaginazione.
In questo universo estetico, l’amore è sempre presente ma mai pacificato. È un sentimento cinematografico, fatto di attese, silenzi e sguardi trattenuti. Le sue donne sono muse consapevoli, mai passive, mentre i suoi uomini sono figure eleganti ma fragili, spesso colte in un momento di esitazione. Tutto avviene in luoghi che sembrano set cinematografici come camere d’albergo, sale da ballo, spiagge deserte e club privati. Ambienti in cui il tempo si ferma e la scena resta eternamente in bilico.
Forse è proprio questa capacità di fondere pittura, cinema, musica e fotografia ad aver reso Jack Vettriano così amato dal grande pubblico, al di là delle riserve della critica ufficiale. Le sue opere non chiedono di essere analizzate, ma vissute. Non spiegano, ma seducono. Come un buon film o una canzone indimenticabile, entrano nella memoria emotiva di chi guarda e non se ne vanno più.
A rendere ancora più intensa questa esperienza è la retrospettiva ospitata al Museo della Permanente di Milano, dove il pubblico può immergersi in oltre ottanta opere che raccontano l’universo visivo di Vettriano come una lunga sequenza cinematografica.
Museo della Permanente, Milano in via Turati 34
20 novembre 2025 – 1 febbraio 2026
Orari: da lunedì a domenica, dalle 10.00 alle 19.00
(ultimo ingresso ore 18.00)




