Arriva in prima Milanese Mephisto al Teatro Menotti
Ci sono libri che arrivano quando meno te lo aspetti. Non li cerchi, eppure sembrano trovare te. È così che accade con Mephisto. Romanzo di una carriera, il romanzo più celebre di Klaus Mann: una storia che nasce nella Germania degli anni Trenta e che, quasi con inquietante precisione, continua a parlare al nostro presente.
Dal 12 al 22 marzo, il palcoscenico del Teatro Menotti accoglie in prima milanese Mephisto, nella nuova messinscena diretta da Andrea Baracco. Non è solo l’adattamento di un classico della letteratura del Novecento: è un viaggio dentro le contraddizioni dell’artista, dentro le seduzioni del potere e dentro quella zona grigia dove l’ambizione personale può trasformarsi in compromesso.
La storia è ambientata nella Germania che lentamente scivola verso la Seconda guerra mondiale. Al centro c’è un attore brillante e carismatico, disposto a qualsiasi cosa pur di continuare a calcare le scene. Mentre il regime si consolida e la libertà si restringe, la sua carriera invece cresce. È proprio in questo paradosso che il romanzo — e lo spettacolo — trovano la loro tensione più profonda.
In scena il protagonista prende vita attraverso l’interpretazione di Woody Neri, che incarna la figura di un artista sedotto dal successo e incapace di sottrarsi al richiamo del potere. Il suo percorso è quello di una discesa interiore: una lenta trasformazione che rivela quanto sia fragile il confine tra sopravvivere, adattarsi e cedere.
La regia di Andrea Baracco, tra le più interessanti della scena teatrale italiana contemporanea, costruisce uno spettacolo visivamente magnetico, dove immagini, suoni e parole dialogano per creare un racconto stratificato. Accanto agli attori — Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro — la scena si anima grazie a un impianto visivo che unisce teatro, musica e video, mentre la voce di Lino Musella accompagna lo spettatore come una presenza evocativa, quasi una coscienza che attraversa la storia.
Ma Mephisto non è solo il racconto di un’epoca. È anche la storia di un libro scomodo. Quando Klaus Mann lo pubblicò nel 1936, il romanzo fu immediatamente percepito come un ritratto troppo riconoscibile di figure reali della cultura tedesca compromesse con il nazismo. Per anni fu oggetto di polemiche, censure e battaglie legali, diventando esso stesso un simbolo del rapporto conflittuale tra arte, verità e potere.
Ed è proprio qui che lo spettacolo trova la sua urgenza contemporanea. Perché la domanda che attraversa Mephisto non appartiene solo al passato: fino a dove siamo disposti a spingerci pur di realizzare noi stessi? Qual è il prezzo del successo? E soprattutto, quando l’ambizione smette di essere un motore creativo e diventa una forma di resa?
Nel buio della sala teatrale queste domande tornano a farsi vive. E mentre la storia scorre davanti agli occhi del pubblico, il confine tra il tempo del romanzo e il nostro presente si fa sorprendentemente sottile. In fondo, è questo il potere del teatro: trasformare una vicenda del Novecento in uno specchio capace di riflettere, con lucidità quasi spietata, le inquietudini di oggi. www.teatromeotti.org


