L’obesità, un argomento non facile da affrontare
L’obesità, gli italiani sanno che è un rischio, ma pochi si rendono conto di esserlo
Tre italiani su quattro considerano obesità e sovrappeso un grave rischio per la salute. Ma quando si tratta di guardarsi allo specchio — o salire sulla bilancia — la percezione cambia. Solo il 2,7% si definisce obeso, anche se secondo i parametri clinici la percentuale reale è più del triplo (8,9%). È il paradosso che emerge dall’indagine realizzata da AstraRicerche per il Gruppo Edulcoranti di Unione Italiana Food in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità del 4 marzo.
L’obesità, oggi riconosciuta in Italia come patologia per legge — un primato a livello globale — non è più soltanto una questione estetica. È una malattia cronica complessa con implicazioni metaboliche, psicologiche e sociali. E se sul piano teorico la consapevolezza appare diffusa, su quello personale si registra un evidente scarto tra dati oggettivi e auto-percezione.
Secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025, il 12% degli adulti italiani è obeso e quasi la metà (47%) è in eccesso di peso. Rispetto al 2003 i casi di obesità sono cresciuti del 38%, con un aumento marcato tra i giovani adulti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di una “pandemia non trasmissibile” che nel mondo coinvolge oltre un miliardo di persone.
Eppure quasi un italiano su cinque tende a sottostimare il proprio peso. Tra gli uomini la quota sale al 26% con picchi tra Gen X e Baby Boomers. Il dato ancora più sorprendente è tra chi è clinicamente obeso: il 73% non si riconosce come tale. All’opposto la sovrastima riguarda soprattutto le donne e chi è sottopeso.
Quando si analizzano le cause, le idee sono chiare. Sedentarietà (66,6%), alimentazione ipercalorica (56,4%), eccesso di zuccheri (55,9%) e grassi (52,6%) sono indicati come fattori principali. Non mancano consapevolezza su elementi come ormoni, genetica, stress e qualità del sonno. Segno che l’informazione è arrivata, ma fatica a trasformarsi in presa di coscienza personale.
Anche sulle strategie di contrasto il quadro è definito. Più di sei italiani su dieci indicano alimentazione sana, movimento e attività fisica regolare come strumenti fondamentali. In questo contesto si inserisce il ruolo degli edulcoranti: il 59,2% li considera utili per ridurre l’apporto calorico, mentre oltre la metà riconosce che possono supportare le linee guida sulla riduzione degli zuccheri e contribuire al controllo glicemico.
Oggi oltre un terzo degli italiani li utilizza abitualmente, soprattutto tra Gen Z e Millennials. Le motivazioni sono principalmente legate alla salute: limitare calorie, gestire il peso o il diabete. L’uso è quotidiano, in particolare nel caffè, ma anche nella preparazione di dolci, yogurt e bevande.
“L’obesità è una patologia cronica che richiede un approccio multidimensionale”, spiega il gastroenterologo e nutrizionista Luca Piretta. “Accanto a scelte alimentari equilibrate e a uno stile di vita attivo, strumenti come i dolcificanti possono aiutare a ridurre gli zuccheri senza rinunciare al gusto”.


